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WEEK 17



EAST DIVISION
by Mauro Rizzotto

 

NEW ENGLAND 38 - CAROLINA 6

Qualcuno ha il coraggio di dire che, sì, ad inizio stagione lui aveva previsto che i New England Patriots avrebbero vinto la AFC East? Ed escludiamo Pinocchio ed i giocatori dei Patriots, anche se credo che nemmeno tra di loro ce ne fossero molti. Ed invece, è successo. I Patriots sono i nuovi campioni della AFC East e, per di più, entrano nei playoffs con il seed #2 nella AFC, strappando ai clamorosamente sconfitti Raiders la giornata di riposo e il Divisional Championship in casa. Che, stavolta per davvero, sarà il vero atto di addio del Foxboro Stadium.
Ieri solo un suicidio poteva privare i Patriots della vittoria e del conseguente titolo, contro l'unica squadra della storia NFL arrivata a perdere 15 partite di fila. Perché mai i Panthers sono apparsi in grado di impensierire i ragazzi di Belichick, che hanno portato a casa la gara anche sfruttando benissimo i tanti errori, forzati e non, commessi dagli avversari: due intercetti ritornati in end zone da Ty Law ed Otis Smith, un punt ritornato in touchdown da Troy Brown, la solita corsa di Antonwain Smith ed un passaggio di Tom Brady. Insomma un campionario completo del meglio che New England ha saputo mostrare quest'anno: un quarterback giovane e preciso, un runningback potente e rinato, un ricevitore al suo career year ed una difesa aggressiva ed abile a sfruttare gli errori. Serve altro? Mah, nella pazza NFL di quest'anno, potrebbe anche bastare...

  BUFFALO 7 - MIAMI 34

All'ingresso in campo si sapeva già tutto, o quasi. Che i Patriots, che avevano già concluso la partita, avevano strappato ai Dolphins il titolo divisionale, che Miami comunque era già ai playoffs e che i Bills non avevano altro da perdere che l'onore. Mancava da stabilire quale sarebbe stata la posizione di Miami nella griglia dei playoffs, visto che con una vittoria i Dolphins sarebbero stati sicuramente al #4. E poi, aspettare le altre partite, per vedere l'avversario, ma questa era un'altra storia.
Nel frattempo i Dolphins hanno fatto il compitino, strapazzando degli avversari sin troppo arrendevoli, evidentemente già abbondantemente stanchi di quest'anno per loro non certo ricco di soddisfazioni. "Non credo che si possa guardare indietro a quest'anno e trovare troppe cose belle" ha ammesso anche Alex Van Pelt, che è stato tra l'altro costretto ad uscire durante il primo quarto per un infortunio alla spalla. Per sostituirlo è entrato Travis Brown, che prima di ieri non aveva mai completato un solo passaggio nella NFL e che ha chiuso la sua prestazione con uno score di 15/33 per 201 yards, due intercetti ed un passaggio in touchdown per il vecchio ma sempre validissimo fullback Larry Centers.
I Dolphins, comunque, pur vincendo senza grossi patemi, hanno sprecato troppe buone opportunità in attacco, con una prestazione buona solo a sprazzi. È riemerso Lamar Smith, che è tornato sopra le 100 yards, e sebbene sia solo la terza volta quest'anno può essere un buon segno in vista del primo turno dei playoffs. I Dolphins hanno troppo bisogno di un running game efficace per togliere la pressione dalle spalle di Fiedler, e un risveglio di Smith è una delle notizia migliori che potessero arrivare.
Perché, per contro, ci sono anche le cattive: in difesa continuano gli infortuni. Zach Thomas non ha giocato e anche Jason Taylor si è fatto male. In più in attacco si è infortunato anche Chris Chambers, e si sa quanto il rookie sia divenuto importante per i Dolphins in questo finale di stagione. L'entità di tutti gli infortuni è comunque ancora da verificare.
E alla fine si è stabilito che al Pro Player Stadium, per il wild card game, scenderanno i campioni in carica di Baltimore. Una sfida che si preannuncia intensa tra due squadre un po' simili, con difese forti e attacchi che stentano. Comunque sia, come ha detto Jay Fiedler ancora prima di sapere che sarebbe stato l'avversario di Miami, "non importa. In ogni caso dobbiamo battere chiunque per arrivare dove vogliamo arrivare". Buona fortuna.

  OAKLAND 22 - NEW YORK JETS 24 

L'anno scorso John Hall sbagliò 2 calci a Detroit contro i Lions, I Jets persero di tre punti e finirono fuori dai playoffs. Quest'anno ad Oakland, i Jets si sono trovati sotto di un punto, con 59 secondi sul cronometro, in attacco con palla da calciare dalle 53 yard. "L'ho guardato negli occhi e gli ho detto: ce la fai?" ha raccontato coach Herman Edwards. E John Hall è andato, e da 53 yards ha sparato il field goal che ha portato i New York Jets ai playoffs per la prima volta dal 1998. "È una vittoria emozionate. Un sacco di ragazzi sono eccitati nello spogliatoio. Molta gente non si aspettava che vincessimo qui".
E come dargli torto? I Jets quest'anno non sono stati, tranne che in brevi momenti, una squadra esaltante, capace di imporsi e di condizionare una partita, mentre i Raiders, seppure in un momento negativo, erano comunque una squadra che nella prima parte di anno aveva quasi dominato. Ed invece la maggiore convinzione dei Jets ha fatto la differenza. Oakland infatti ha giocato malissimo, ed i Jets, facendo poco o nulla di eccezionale, ma restando sempre in partita, attaccati ai Raiders, hanno saputo sopravvivere sfruttandone gli errori (specialmente quelli del kicker Daluiso) per poi nel finale stroncarne gli ultimi drives con un po' di difesa e colpirli con la gambona di Hall. Tutto questo con il solito Testaverde a sprazzi (qualche bel passaggio ed un buon drive finale ma anche due intercetti che potevano costare cari) e poco Curtis Martin, tenuto a 50 yards da una difesa Raiders della quale molto si era dubitato ultimamente. Il che gli è costato il titolo di miglior runner NFL, andato a Priest Holmes.
Poco male, visto che Holmes ha chiuso l'anno e i Jets invece, sono nella postseason. Che inizierà nello stesso modo in cui si è chiusa la regular season. Sì, perché gli scherzi del seed (Raiders finiti al #3, Jets entrati come #6) hanno regalato un wild card game Raiders-Jets. Ancora al Coliseum.Un altro coast to coast che i Jets affronteranno più che volentieri. Se poi l'esito rimanesse lo stesso...

INDIANAPOLIS 29 - DENVER 10

Finalmente i tifosi di Indianapolis hanno avuto il piacere di vedere i Colts che sarebbero potuti essere. Peccato che sia successo all'ultima giornata.
È stata solo la sesta vittoria dell'anno per i Colts, solo la terza in casa, e solo la seconda nelle ultime nove gare. Ma è stato lo stesso emozionante.
"Se sono emozionato? Accidenti se lo sono" ha detto alla stampa Jim Mora, asciugandosi le lacrime e tirando pugni alla parete. "Chiedo scusa. Durante tutta la stagione ed alla fine della stagione, ci sono tante cose di cui la gente non si rende conto". Il suo futuro nell'Indiana è in forte dubbio, ma i suoi giocatori hanno voluto regalargli una partita d'addio (se di addio si tratterà) con i fiocchi.
Peyton Manning ha lanciato 191 yards (16/30) con due touchdowns, raggiungendo le 4000 yards per la terza stagione di fila (solo Dan Fouts e Dan Marino c'erano finora riusciti); Dominic Rhodes ha corso per 141 yards, Marvin Harrison ha ricevuto per 128 yards e due TD. Il tutto contro una difesa che quest'anno è stata tra le tra le più efficaci della NFL. E, dall'altro lato, la difesa dei Colts ha forzato quattro turnovers e concesso soli 10 punti, il loro minimo stagionale. Tanto da far dichiarare a Mora: "Sono orgoglioso di come la difesa ha giocato".
"L'abbiamo giocata per vincere" ha detto il DB Jeff Burris. "Tutte le partite le abbiamo giocate per vincere. Noi siamo così, sia che giochiamo a football o a scacchi o a carte o a che altro, noi vogliamo vincere". E anche se questo non è sempre stato vero quest'anno (o almeno non lo è sembrato in molte occasioni) suona come una buona dichiarazione di intenti per il prossimo anno. Ma con quale allenatore?
"Quando ci sono molte aspettative su una squadra e poi non riesci a fare così bene, ci sono molti appigli per chiunque per puntare il dito contro, lamentarsi, lasciarsi andare e cose del genere. Questo non è mai successo in questa squadra". E poi, Jim Mora ha concluso: "Sono orgoglioso di essere stato associato a questa squadra".

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