"Marcellone" ManocchioIL GIGANTE BUONO

197 centimetri per 120 Kili, nato nel lontano 68; queste le misure di Marcello Manocchio, uomo di linea e non solo.

Muove la sua prima "stance" nell’84 con l’allora nascente formazione dei Kings, dopo che i Trucks si erano sciolti, sotto la guida di Gary Felatar e Jey Easterling già allenatori dei Wildcats della locale base Nato. Milita nei "re" fino al 91 dopo aver giocato tutte le partite di tutti i campionati a cui il suo team ha partecipato con esiti più o meno gloriosi.

Dal 91 al 95 passa prima agli Oaks poi ai Ribelli, di cui è anche vicepresidente, agli hawks fino al 96, quando coach Jerry Douglas lo chiama per entrare a far parte della già ricca formazione dei Lumberjacks di Fiuggi. Nel 98 arriva nei Gladiatori dopo l’accordo con l’amico Loprencipe fino all’8 maggio 99 al Velodromo vigorelli di Milano, vincendo l’Italian Bowl.

 

 

ALLORA MARCELLO, QUESTO CAMPIONATO DI WINTER?
Beh, la differenza con il football a 11 c’è…e si nota soprattutto nella velocità dei giochi d’attacco e nella rapidità di lettura della difesa, è molto divertente, credo che la cosa andrà avanti.

LA DIRIGENZA DEI BRIGANTI TI HA CHIESTO DI ALLENARE LE LINEE, COSA HAI PENSATO?
Allenare che si avvicina per la prima volta a questo sport è una pesantissima responsabiltà, la cosa findamentale è evitare di fare ma principalmente dire…cazzate.

COSA SI PROVA AD ESSERE L’ESEMPIO PER I RAGAZZI PIU’ GIOVANI?
Vedi tu…scherzi a parte è una cosa che mi inorgoglisce moltissimo.

DOPO ESSERE STATO NEL BLUE TEAM TITOLARE NON SEI STATO CHIAMATO PER LA WORLD CUP, INCAZZATO?
Assolutamente, si vede che c’era qualcuno più forte di me, quest’anno credo sia stata una rivoluzione nel Blue Team (ad eccezione di qualche personaggio storico) credo che il Coach Longhi e lo staff tutto siano facendo un buon lavoro.

E I BRIGANTI?
I risultati parlano chiaro, sono arrivati in finale di conference senza avere regali da nessuno, lo staff dirigenziale sta compiendo passi da gigante, si sta muovendo bene anche nell’ambito nazionale, una gran bella realtà che saprà farsi valere negli anni a venire.

IO MI INCANTO A VEDERTI GIOCARE…MA COSA PROVI?
Descrivere con le parole cosa si prova dal momento in cui metti il piede in campo a quando ne esci dopo il game ball,sia in allenamento ma soprattto in partita non è semplice…è una cosa viscerale ( a Marcellone gli si illuminano gli occhi…) "every play il like the play of your life", queste sono le parole che mi otrnano in mente dal grande coach Felatar.

HAI UN SOGNO NEL CASSETTO? 
Sai, da poco ho iniziato ad arbitrare (mai mollare) e più che un sogno ho un desiderio, mi piacerebbe far parte dello staff tecnico del Blue Team.

MARCELLONE, UN’ULTIMA DOMANDA…
Scusa coach, ma devo andare, in huddle manca una guardia, la prossima pull la dedico a te!

 

Questo è Marcellone. Umiltà, carattere, grinta, orgoglio, cuore, tecnica, allegria, lucidità, razionalità, istinto, un insieme di cose che formano un gigante buono con un’unica passione, il Football Americano. Chiunque inizi a giocare a football o a intraprendere la carriera di allenatore dovrebbe avere un Marcellone in squadra.

Grazie per tutto ciò che hai fatto e farai ancora per i Briganti, se abbiamo delle buone speranze è anche grazie a te. Non so se verrà mai pubblicata questa piccola e scherzosa intervista, io ci provo, qualora lo facessero consideralo come un regalo di Malone Cirillo e mio per tutto il cuore che metti in campo per il nostro team, per noi più forte di te non ce n’è!!!

Gianluca Barra


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