XIV EUROBOWL
 FINALE


LIONS - HAMBURG 42-20
(14-7, 0-21, 6-7, 0-7)


HBD - Wyatt 1y run --> 0-6
BL - Rush 30y run + 1 Lafata  --> 7-6
HBD - Gerigk 77y rec + 2 Von Garnier --> 7-14
BL - Rush 1y run + 1 Lafata --> 14-14
BL - Pazak 35 interc. ret. + 1 Lafata --> 21-14
BL - Rush 7y run + 1 Lafata --> 28-14
BL - Rush 1y run + 1 Lafata --> 35-14
HBD - Muench 51y rec --> 35-20
BL - Bucciol 5y run + 1 Lafata --> 42-20

LE FOTO

MVP Tyrone Rush

E' spuntato persino un sole caldissimo e tutto italiano mentre l'altoparlante diffondeva le note di Volare e al centro del campo sventolava il tricolore - per salutare il trionfo degli Europizzi Lions Bergamo che, dopo due assalti andati a vuoto, sabato al Volkparkstadion di Amburgo (il megastadio che normalmente ospita le gesta della squadra di calcio dell'Amburgo) ha riportato in Italia dopo 11 anni la Coppa dei Campioni di football americano, ma soprattutto ha chiuso una ferita aperta sei anni fa sempre in Germania, al Gottlieb Daimler Stadion di Stoccarda, quando i bergamaschi erano stati sconfitti per soli tre punti dai London Olympians. Le lacrime di rabbia allora sono diventate lacrime di gioia a coronamento di una partita praticamente perfetta sotto l'aspetto tattico e mentale, con un secondo quarto addirittura da manuale del football.
Se si eccettua un inizio offuscato da un velo di piu' che comprensibile tremarella (la coreografia dei quasi 20.000 spettatori e il loro frastuono assordante facevano venire la pelle d'oca a chi stava in tribuna, figuriamoci a chi doveva giocare, abituato per di piu' ai pochi intimi dei deprimenti campetti su cui si gioca in Italia), i Lions non hanno sbagliato praticamente nulla.
Impeccabile l'attacco, trascinato da un Rush formato NFL e da un Bucciol freddo e razionale come un robot. Ma anche un attacco in cui Mattiazzo e' stato preziosissimo nel dare respiro a Rush, mentre Soresini e Rocchetti hanno catturato in ricezione tutto il possibile e anche qualcosa di piu'.
Ottima anche la difesa, che ha si sofferto terribilmente le combinazioni aeree fra il quarterback Wyatt e i suoi ricevitori (soprattutto Von Garnier e Movassaghi), ma e' stata capace di riconquistare palla nei momenti critici ricoprendo preziosissimi fumble, di andare all'intercetto con Donnini, Pazak (ritornato in touchdown) e Antonaglia, di andare al sack con Castellano, Magni e Quarenghi e, soprattutto, di inchiodare sulla linea di scrimmage l'attacco dei Blue Devils nei momenti critici.
Ne' dagli elogi vanno estromessi gli special team, dal precisissimo Lafata (che non ha fallito una trasformazione) a tutti quanti gli hanno permesso di calciare con la necessaria tranquillita', cosi' come sui kick off sono stati abili tanto a consentire lunghi ritorni a Rush quanto a stroncare dopo poche yards quelli dei tedeschi.
Era opinione diffusa alla vigilia che per evitare rischi gli Europizzi Lions dovessero evitare un arrivo in volata: sono riusciti a farlo grazie ad una quindicina di minuti di gioco praticamente perfetto fra il secondo quarto (in cui hanno piazzato il break decisivo realizzando tre touchdown senza subirne, fino ad andare al riposo sul 28-14) e l'inizio del terzo, quando appena rientrati in campo sono andati subito nuovamente a segno, giusto per chiarire che l'intervallo non aveva arrugginito ne i loro muscoli ne tanto meno le loro teste.
E il fatto che alla fine, fra i grandi protagonisti, si trovino si nomi stranieri altisonanti, ma anche tanti nomi italiani e, soprattutto, bergamaschi, indica come questa vittoria sia stata la vittoria di tutta quanta la squadra. La vittoria della famiglia Pilenga, che ormai da oltre un decennio getta nel football soldi, tempo e passione con ritorni assai relativi (un vero peccato a proposito, che sabato fosse assente per infortunio proprio Carlo Pilenga); la vittoria di Mario Rende, che tutti questi investimenti ha saputo mettere a frutto costruendo una supersquadra; la vittoria di Carlos Barocio che con umilta' e semplicita' ha centrato al primo assalto l'obiettivo europeo. La vittoria di chi passa le sue serate a tirare statistiche o ad avvitare caschi e tacchetti, perche' per essere la prima squadra d'Europa non si puo' lasciare nulla al caso.
E i Lions, da ieri, sono la prima squadra d'Europa.

- Piero Vailati, L'eco dei Bergamo -

Intervista a Tyrone Rush

"Quando sono arrivato in Italia, due anni fa, mi spiegarono che il football da voi e' il soccer, quello che da noi e' il calcio. Beh, adesso spero che anche per gli italiani il football possa diventare il football. Grazie ai Lions".
Fa un certo effetto vedere Tyrone Rush, l'uomo che ha portato i Lions sulla vetta d'Europa, commuoversi per aver vinto l'Eurobowl, lui, statunitense, che nel 1992 vinse addirittura il Superbowl Nfl con i Washington Redskins.
Eppure e' cosi'. Rush, che piu' di qualsiasi altro giocatore nelle precedenti tredici edizioni dell'Eurobowl ha reso facile la vita di chi doveva eleggere l'Mvp (miglior giocatore della finale), ha capito tutto di Bergamo, del football in Italia, dei suoi compagni di squadra che prima di andare ad allenarsi, a fare quello che per lui e' la sola professione, vanno a lavorare da qualche altra parte. "Mi ha sempre impressionato - dice Rush - l'applicazione con cui questi ragazzi arrivano al campo la sera e si allenano, lavorano, lavorano e ancora lavorano, provando gli schemi. Per me il football e' il mio lavoro, io devo solo vincere. Ma loro.... Due anni fa mi avevano anche detto che hai Lions non interessava solo il titolo italiano: volevano quello europeo. Ce l'abbiamo fatta. Grazie a tutti: ai coach, a Dino, a Rende, ai Lions, a Bergamo."
Per Dino Bucciol questo Eurobowl ha un sapore tutto particolare: "Ho giocato qui ad Amburgo sette anni, mi fa un certo effetto essere dall'altra parte della barricata. Ma il pubblico mi ha applaudito, sono felice. Come sono felice, lasciatemelo dire, che Tyrone Rush oggi fosse con noi e non dall'altra parte."

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