La sorpresa piu' grande non e' tanto che
i Buccaneers abbiano vinto il Superbowl XVIII, ma e' che l'abbiano fatto
segnando ben 48 punti. Certo, 21 punti sono arrivati dalla difesa, e 14 di
questi nello spazio di due minuti a partita oramai finita con due ritorni
di intercetto fotocopia, ma vedere il numero 48 di fianco al nome dei
Buccaneers fa comunque un certo effetto.
Che dire di una partita come questa? Solitamente non si riesce mai a
capire dove cominci il merito di una squadra e dove finisca il demerito
dell'altra, ma in questo caso la risposta e' chiara e palese a tutti: la
partita l'ha vinta Monte Kiffin e la sua superdifesa, che ha ridicolizzato
la west coast offense dei Raiders mettendo Gannon sotto pressione rushando
soli quattro uomini di linea (contro cinque...) e mandando gli altri sette
in copertura "rude" sui vecchietti terribili di Oakland.
E' il terzo superbowl consecutivo dominato dalla difesa della squadra
vincitrice, e se questo puo' far contenti i "tecnici", non fa
certo contento il grosso pubblico che impazzisce per lo spettacolo degli
attacchi stellari.
E' stata infatti una partita a tratti noiosa, mai avvincente, nemmeno
quando, con un paio di azioni da manuale, i Raiders sembravano in grado di
piazzare il rimontone storico, ma e' durato davvero poco. Il primo attacco
della lega e' stato completamente azzerato. Rich Gannon ha lanciato cinque
intercetti, nuovo record del Superbowl, Jerry Rice ha visto il pallone
passare dalle sue parti solo nell'ultimo quarto, e Tim Brown ha aggiunto
un paio di drop davvero criminali, ma il vero punto debole dell'attacco
dei Raiders e' stata la linea d'attacco.
Priva del centro titolare e con i due tackles letteralente ridicolizzati
da Rice e Sapp, il fronte offensivo dei predoni non ha potuto offrire la
protezione adeguata a Gannon che, costretto al lancio veloce e con tutta
la pressione di questo mondo addosso, ha offerto forse la peggior
prestazione della sua carriera proprio nella partita piu' importante.
La difesa di Tampa invece e' stata pressoche' perfetta, ed ha consentito
ad un attacco che ha mostrato il solo Pittman sopra la media, di giocare
in tranquillita' senza la pressione di dover segnare punti su punti a
tutti i costi. A coronamento di una partita perfetta, il titolo di MVP e'
andato al DB Dexter Jackson che, con i suoi due intercetti nel primo
tempo, ha spezzato le gambe agli avversari e dato morale ai Buccaneers.
Certo, dare il premio ad un solo giocatore puo' apparire riduttivo, dal
momento che e' stato l'intero reparto a meritarsi il riconoscimento, ma
per lo spirito del premio un simbolo andava trovato, e Jackson se ne torna
a casa con un anello in piu' ed una bella Cadillac superlusso.
La cronaca della partita e' piuttosto scarna e vede i Raiders partire alla
grande intercettando Johnson con Charles Woodson al terzo gioco della
partita. Ancora non lo sappiamo, ma sara' l'unica cosa buona da ricordare
nella partita del Woodson piu' giovane, che gioca con una placca metallica
in una gamba per accelerare il recupero di un infortunio subito a
Dicembre.
La difesa dei Bucs fa buona guardia e l'intercetto frutta solamente tre
punti con un field goal di Janikowski. Anche in questo caso, e chi l'avrebbe
mai detto, scopriremo a fine partita che questi tre punti saranno il
misero bottino dei Raiders per quasi tre quarti.
Da questo momento in poi in campo esistono solamente i Buccaneers.
L'attacco svolge il suo compitino affidandosi pero' a sorpresa a Pittman
piu' che ad Alstott, ed in sequenza assistiamo prima al pareggio di
Gramatica, poi al 6-3 dello stesso kicker argentino propiziato dal primo
intercetto di Jackson. Prima della fine del primo tempo c'e' il tempo per
assistere al primo TD della partita segnato da Alstott, in una delle sue
rare portate, ed al raddoppio di Keenan Mc Cardell, imbeccato da Brad
Johnson dalle 5 a 30 secondi dal riposo. 20-3 Tampa alla fine del primo
tempo, ma tutti sembrano ancora convinti che nell'intervallo Callahan
trovera' la quadra e nel secondo tempo i Raiders rimonteranno.
Quando pero' nel terzo periodo Johnson guida i suoi ad un lunghissimo
drive da 14 giochi per 89 yards in 7 minuti e 52 culminato con un altro
passaggio in TD per Mc Cardell, anche i piu' accaniti tifosi di Oakland
hanno capito che la partita era segnata. La difesa non riusciva a
contrastare un attacco che, pur non essendo un granche', macinava yards e
primi down martellando sui punti deboli dei predoni: i cornerbacks e le
corse in mezzo ai tackles. A peggiorare le cose ci si metteva Gannon che,
nel drive successivo, lanciava un intercetto che Dwight Smith riportava in
touchdown dopo una corsa di 44 yards.
A questo punto i Raiders sembravano improvvisamente risvegliarsi, e Gannon
cominciava a guadagnare yards come gli abbiamo visto fare tutta la
stagione. Porter riceveva in TD dalle 39 yards, ma la conversione da due
falliva ed il punteggio restava sul 34-9 alla fine del terzo periodo. Poi,
all'inizio del quarto quarto, lo special team di Oakland bloccava un punt
di Tupa e lo riportava in end zone con Eric Johnson per il 34-15, ed
infine Gannon trovava finalmente Jerry Rice in una delle sue classiche
tracce per un touchdown da 48 yards. 34-21 e sei minuti da giocare: in
teoria c'e' tutto il tempo per provare a rimontare, ma non e' la partita
di Gannon, ne' la serata dei Raiders. Prima ci pensa Derrick Brooks ad
intercettare un lancio sideline di Gannon ed a riportarlo direttamente in
touchdown, poi tocca a Dwight Smith effettuare un'azione fotocopia per il
48-21 finale.
Da domenica sera il pupazzetto del film horror Chucky, associato a Gruden
per la straordinaria somiglianza tra i due, sara' l'oggetto meno richiesto
dalle parti della baia, e da lunedi' la fila davanti all'ufficio di Al
Davis sara' lunga, perche' per poter ripresentare la stessa squadra l'anno
prossimo si renderanno necessarie delle ristrutturazioni epocali dei
contratti di almeno meta' della squadra.
In Florida invece e' festa grande: finalmente i Buccaneers non sono piu'
ne' la cenerentola della lega, ne' l'eterna incompiuta. Si diceva negli
ultimi anni che avendo avuto un attacco appena appena decente i Buccaneers
sarebbero stati da titolo: eccone la dimostrazione chiara e lampante. |