Huddle Magazine
 

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IL COMMENTO
by Matteo Gandini

 

8 milioni di dollari e 4 scelte future nel draft. Tanto avevano pagato i Buccaneers per acquisire Jon Gruden dai Raiders, e ora più che mai quel denaro ha l'aria di una somma spesa nel migliore dei modi. Contro la sua ex squadra, Gruden è riuscito ad evitare che la macchina perfetta da lui costruita, l'attacco dei Raiders, avesse la meglio su di lui, e ci è riuscito grazie ad una difesa che ha fatto vedere il meglio di sé nel momento più importante della stagione.
Rich Gannon è sembrato quasi sorpreso da un reparto difensivo così rapido e efficace, e per tutta la partita ha avuto la tendenza a liberarsi della palla meno rapidamente del solito, favorendo la pressione che arrivava dall'esterno della linea, con i defensive end Greg Spires e Simeon Rice in grado di liberarsi continuamente dei tackle avversari Lincoln Kennedy e Barry Sims.
La partita era iniziata con l'intercetto di Charles Woodson, su una giocata che avrebbe potuto essere benissimo un TD per Tampa; il cornerback dei Raiders, in campo pur avendo un bastone metallico inserito nella tibia, è stato battuto dal ricevitore di Tampa, ma la pressione portata su Brad Johnson dalla linea difensiva di Oakland ha costretto il QB dei Buccaneers a liberarsi del pallone prima del previsto ed in maniera imprecisa.
Pochi minuti dopo il FG di Martin Gramatica, che ha chiuso il drive successivo all'intercetto, l'attacco di Tampa Bay ha preso il controllo della linea di scrimmage e della gara. Come anche Oakland, i Bucs hanno aperto con un attacco no-huddle, ma al contrario di Gannon Johnson ha bruciato una serie di blitz dei Raiders con alcuni lanci interni, e la linea d'attacco, considerata ad inizio stagione il punto debole della squadra, ha iniziato ad aprire varchi enormi per Michael Pittman.
Gruden si è affidato più del previsto al gioco sul terreno, e quando la difesa di Oakland ha dovuto concentrarsi sulle corse avversarie, il coach di Tampa è riuscito a fare in modo di creare, con i suoi ricevitori interni, una serie di squilibri di marcatura. Spesso, Keenan McCardell e Joe Jurevicius si sono trovati contro linebacker o safety, quindi giocatori non abituati a difendere uno contro uno, e inoltre, presa un po' in contropiede dall'inaspettata esplosività offensiva avversaria, la difesa di Oakland si è "ammorbidita", lasciando troppi spazi ai ricevitori (soprattutto Keyshawn Johnson contro Tory James) sul corto.
Dall'altra parte, Gannon, costantemente sottoposto alla pressione portata dalla linea di Tampa, quasi sempre senza l'aiuto di blitz, ha forzato una serie di palloni che gli sono costati 5 intercetti. Nel secondo quarto, per alcuni minuti, Oakland è rimasta in gara soltanto grazie al buon rendimento degli special team, e quando ha provato a mettere la palla sul terreno si è trovata impossibilitata ad impostare il gioco sulle corse anche a causa della misteriosa assenza del centro Barret Robbins(escluso dalla partita per motivi disciplinari).
Con l'avvicinarsi dell'intervallo, i Buccaneers hanno allargato le distanze e, nel secondo tempo, Oakland si è trovata in netto svantaggio quando Dwight Smith (che avrebbe dovuto essere il punto debole della secondaria di Tampa) ha riportato in end zone l'ennesimo pallone pigro lanciato da Gannon. Bisognosa di una disperata rimonta, Oakland ha cominciato a utilizzare il suo solito schema basato su lanci corti, favorito da una difesa di Tampa "morbida" e preoccupata soprattutto di non concedere segnature rapide o giocate in profondità: i Bucs si sono un po' seduti sugli allori, hanno commesso una serie di errori di disattenzione e badando solo a correre per far trascorrere il tempo hanno permesso a Oakland di riprendere coraggio. I Raiders hanno segnato 3 volte nella ripresa (anche se il TD di Jerry Porter rimane secondo me una sorta di "regalo di incoraggiamento" degli arbitri, visto che il ricevitore stava chiaramente palleggiando l'ovale, e quindi non ne aveva il possesso), ma, prima ancora dei due intercetti nei minuti finali, i Bucs hanno chiuso la gara con un lungo drive terminato con un FG mancato a causa di uno snap errato: anche se sul tabellone non sono stati messi punti, Tampa ha "rubato" 5 minuti e 8 secondi che sarebbero stati preziosissimi per un'eventuale rimonta di Oakland. Infine, una difesa che aveva segnato ben 5 volte nella regular season non poteva certo trattenersi dall'attraversare l'end zone nel Super Bowl, e infatti i Bucs hanno coronato l'ottima prova globale con altre 2 mete difensive negli ultimi minuti, una delle quali realizzata da Derrick Brooks, all'ennesimo TD della stagione.
Per i Raiders è una sconfitta pesantissima, soprattutto perché inaspettata, almeno nei termini in cui è arrivata; l'attacco ha giocato male, i ricevitori hanno lasciato cadere ben più di un pallone prendibile, e la squadra ha commesso 7 pesante penalità, quasi tutte in difesa. Soprattutto, però, ciò che ha fatto la differenza è stata prima di tutto la difesa di Tampa, capace di limitare uno degli aspetti più importanti della "West Coast Offense" praticata dai Raiders, cioè le yards dopo la ricezione, e poi l'attacco dei Bucs, guidato dalla maestria di Gruden.
Come ha detto il proprietario di Tampa Bay Malcom Glazer, al momento della consegna del "Vince Lombardi Trophy", riferendosi a Gruden: "E' arrivato dal paradiso, e ci ha portato in paradiso". In termini NFL, è proprio così.